Debora Serracchiani vs Giorgia Meloni
Dove cerco di spiegare il mio pensiero sul botta e risposta tra Debora Serracchiani e Giorgia Meloni in Senato. Gli errori della prima e come la seconda ne ha approfittato con teatrale arroganza.
Ecco cosa ha detto Debora Serracchiani: “Questo tetto di cristallo, che è stato infranto, rischia ora di richiudersi a causa di una politica che, ci sembra di scorgere già dalle prime battute del suo governo, vuole le donne un passo indietro rispetto agli uomini e dedite essenzialmente alla famiglia e ai figli. Speriamo di sbagliare”.
Ed ecco cosa penso.
Innanzitutto, le parole sono importanti, il soffitto (e non tetto, e la differenza è importante perché è il soffitto quello che incombe sulle nostre teste mentre il tetto c'è ma lo si vede dal di fuori) di cristallo non è stato affatto infranto. Forse sono state fatte delle crepe che però hanno generato dei piccoli frammenti che sono caduti in testa a noi donne, io li visualizzo a forma di lettere "a", quelle che mancano nel suo definirsi al maschile, ad esempio.
Anche io nutro i timori di Debora Serracchiani, e cioè che questo "potere" in mano ad una donna non si tradurrà in un "poter fare" per le donne. Voler fare, anche, ma mi piace riflettere sul doppio significato della parola potere. Potere inteso come sostantivo che fa pensare al comando, al predominio e potere come verbo all'infinito che dà invece il senso della possibilità, di quello che è possibile, si può, riuscire a fare.
Non è corretto dire che Meloni "vuole le donne un passo indietro rispetto agli uomini". Secondo me a lei non interessa che siano avanti o indietro ma neanche le interessa che abbiano maggiori possibilità di fare. Non ha parlato nel suo discorso ad esempio di contrastare le discriminazioni nel mondo del lavoro e dell'importanza della parità di retribuzione. A ben vedere non ha detto nulla riguardante le donne (se non l'elenco ben noto di donne indicate senza cognome) o il contrasto necessario al sessismo e alla violenza contro le donne.
Quello che avrebbe dovuto dire Serracchiani è che Meloni ha uno sguardo maschile e in quanto portatrice di questo sguardo è stata scelta dai suoi elettori e dalle sue elettrici. Meloni non spaventa gli uomini perché non li mette in discussione, parla il loro linguaggio, vi si adegua. E la prima dimostrazione è che si mette al riparo sotto l'ombrello del linguaggio maschile. Non è cosa di poco conto che si voglia definire IL PRESIDENTE. Anzi, è altamente simbolico, sta ad indicare che quel ruolo di potere è maschile e che lei lo eserciterà senza portarvi la sua differenza di donna.
Urla, sbeffeggia, deride, bullizza i suoi avversari forte appunto del potere e non del desiderio di poter fare. Serracchiani le ha prestato il fianco, anche perché non ha spiegato perché teme che le donne faranno passi indietro. Poteva chiedere perché ha scelto Roccella come ministra della famiglia, perché Locatelli ministra per la disabilità, perché ha avallato Fontana come Presidente della Camera, e ancora perché una ministra come Santanchè. Poteva rimproverarle di aver taciuto su alcuni temi che riguardano le donne. Poteva chiederle un impegno su come ridurre il gender gap che vede l'Italia in 63esima posizione… Ma non ha detto niente di tutto questo e quindi la sua frase ha fornito a Meloni un assist nonostante sia giusta perché in tante pensiamo che le donne faranno passi indietro.
Ed è innegabile che sia lei Serracchiani a stare un passo indietro agli uomini del suo partito ed è questo che ha dato la possibilità a Meloni di irriderla.
Oltre al fatto che non ha ben saputo esprimere le sue corrette critiche perché ahimè se Meloni ha uno sguardo maschile, Serracchiani non ha uno sguardo femminista, come molte donne del suo partito. Se lo avessero avuto avrebbero lottato da tempo per avere più spazio e opportunità e forse avremmo avuto una Presidente del Consiglio orgogliosa di definirsi tale.
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